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Ideacreativa.it | August 19, 2017

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Quanto Influencer sei? Misuralo, ti stanno cercando

Quanto Influencer sei? Misuralo, ti stanno cercando
linomarra
  • On 20 novembre 2012
  • http://www.ideacreativa.it
foto1 Quanto Influencer sei? Misuralo, ti stanno cercando

Il mio Klout score è il numero in alto a destra nel riquadro arancione del badge.

Klout, Flout, Empire Avenue, PeerIndex e Identified sono tutti strumenti web concorrenti affacciatisi sulla scia di un nuovo business trend: la ricerca degli influencer online.

Influencer ricercati tra quelli più attivi all’interno dei social network… una sorta di “PageRank for People”, uno standard per la misurazione dell’influenza delle persone sul web.

Cos’è un influencer? Perché viene ricercato? Come viene intercettato?

L’influenza on-line di un utente è la capacità di produrre un’azione che generi un seguito o delle reazioni, come ad esempio la pubblicazione di una foto che scatena commenti, condivisioni o apprezzamenti da parte di altri utenti, oppure un tweet di apprezzamento relativo ad un ristorante che sortisce l’effetto di stimolare i propri amici (o follower) a prenotare per andarlo a provare personalmente.

Tutte queste aziende citate in apertura di articolo hanno sviluppato sistemi algoritmici che misurano la presenza e il grado di interazione dell’utente in rete, analizzando alcune variabili su più social network contemporaneamente (es. i social network, ad oggi, presi di riferimento da Klout sono: Twitter, Facebook, Google+, Linkedin, Foursquare, Youtube, Instagram, Tumblr, Blogger, WordPress, Last.fm e Flickr), per capire come le persone si influenzano a vicenda, in modo che tutti possano scoprire quanto sono influenti ed essere riconosciuti (es. tramite un virtual badge o un plugin sul proprio sito) per il modo in cui influenzano il mondo… o forse sarebbe meglio dire il web :-).

Klout, così come gli altri sistemi menzionati, sono strutturati come veri e propri “social website” di riferimento nella misurazione della popolarità, attraverso un punteggio, es. il “Klout score”, in una scala da 1 a 100 (si veda immagine arancione il mio punteggio è risultato essere 43).

Wikipedia afferma che il punteggio è dato da 3 indicatori “Questa influenza è ottenuta a partire da 1) l’ampiezza del network dell’utente, 2) il contenuto generato, e 3) il livello di feedback ottenuto“.

  1. La quantità di amici o follower, la dimensione del proprio pubblico al netto di account spam e profili inutilizzati.
  2. La qualità o la tipologia del contenuto postato e la possibilità, o meglio la probabilità, che quest’ultimo venga condiviso a sua volta da altri utenti.
  3. Il livello di “engagement e network influence”, misurato sulla base delle interazioni ottenute sui contenuti dell’utente in rete.

Di seguito le interazioni che influiscono sul punteggio, es. sul KLOUT SCORE:

  • Twitter: Retweets e Mentions
  • Facebook: Comments, Posts, Likes
  • LinkedIn: Comments, Likes
  • Foursquare: Tips, To-Do’s, Done
  • Google+: Comments, Shares, +1
  • Wikipedia: Mentions

Di seguito i dati che non incidono sul KLOUT SCORE:

  • Klout non tiene conto di chi non è iscritto a Klout (chiaramente ;-));
  • il proprio ruolo aziendale o la posizione professionale;
  • l’istruzione o il curriculum vitae;
  • il proprio portafoglio contatti o business networking offline (non conta conoscere molte persone nel settore lavorativo);
  • avere un blog con moltissimi iscritti ad un RSS o ad una newsletter;
  • essere fondatori e amministratori di molte pagine Facebook con migliaia di iscritti e decine di interazioni al giorno;
  • aver fondato un gruppo o un profilo aziendale su Linkedin con migliaia di iscritti;
  • essere i numeri uno su Pinterest;
  • avete un blog wordpress con milioni di visite ma su hosting proprio (non su wordpress.com o blogger.com per capirci);
  • partecipare ogni giorno a convegni e conferenze;
  • avere presentazioni scaricate migliaia di volte su Slideshare;
  • qualunque altra cosa offline… anzi provate ad assentarvi dalla rete per un paio di giorni e il vostro score precipiterà.

Nonostante siano in molti a non considerare questi sistemi oggettivamente attendibili – per tutti questi motivi sopra elencati e soprattutto per l’assoluta mancanza di riscontri nelle interazioni sociali “del mondo reale” – Klout registra ad oggi 100 milioni di iscritti  e c’è chi lo usa addirittura come requisito fondamentale per le assunzioni nel settore del marketing e della comunicazione (ambienti nei quali i social network giocano, ormai, un ruolo determinante). Si veda il caso di Sam Fiorella, ripreso da Wired, un esperto di marketing (collaboratore di colossi come Kraft, Ford e Aol) scartato da un’agenzia di marketing canadese perché aveva un Klout score troppo basso (clicca qui). Scetticismo o no, negli Stati Uniti il Klout score sta diventando un valore discriminante in alcuni settori e c’è chi già ha provveduto ad inserire il Klout score (il nostro indice di influencer) nel curriculum vitae e sui biglietti da visita.

Ma analizziamone i risvolti e le applicazioni nel marketing, che sono quelle che interessano maggiormente a me, dopo appena un anno dal suo lancio (settembre 2009), negli Stati Uniti il “klout badge” era già utilizzato come pass per l’accesso ad alcune aree riservate agli “high-ranking influencer” (es. Casino’, Locali notturni, Sale d’attesa…).

Passbook iphone4s 300x236 Quanto Influencer sei? Misuralo, ti stanno cercandoAttualmente, anche grazie all’introduzione dei portafogli virtuali nei telefoni cellulare (vedi articolo), mobile app come Passbook di Apple create per contenere virtual badge, credo che la diffusione di questa tendenza ne risulterà amplificata e i possessori di uno score elevato saranno bersagliati dalle aziende per aver diritto (sempre di più) a sconti personalizzati, canali preferenziali, posti privilegiati sugli aerei e/o provare nuovi servizi e prodotti… semplicemente mostrando il badge nel telefono.

Ad inizio articolo mi ponevo 3 domande, tra cui “Perché avviene questo? Perché viene ricercato l’high-ranking influencer?” La risposta è semplice, un influencer soddisfatto con un forte seguito in rete rappresenta un’arma di marketing gratuita e autorevole nelle mani delle aziende che può dar vita a campagne “virali” a costo zero.

passbook apple 586x409 300x209 Quanto Influencer sei? Misuralo, ti stanno cercandoKlout ha la particolarità di essere una delle poche aziende, in questo ambito, con un piano per remunerare i suoi utenti. I brand possono individuare in Klout gli utenti più influenti di determinati settori, e offrire loro dei “Perk” (premi) nella speranza che vengano apprezzati e che quindi generino del “buzz” verso i propri contatti o follower.

Klout collabora con più di 100 brand, come Starbucks, Audi, Spotify e Microsoft, e già stanno pensando di allargarsi al “mondo reale” (es. i ristoranti potrebbero conoscere il tuo Klout Score quando prenoti un tavolo, che le campagnie aree stampare il Klout Score sulla carta d’imbarco, e che i call center conoscere il tuo Klout Score quando telefoni per lamentarti di qualcosa, gli alberghi potrebbero verificare il Klout Score al momento del check-in, per decidere se offrirti o meno un upgrade del servizio).

Vero è che questo sistema potrebbe cambiare il concetto di relazione fra brand e consumatore, obbligando il brand a rispettare maggiormente il consumatore. Lo obbliga a guardare il suo punto di vista. Lo obbliga a trattarlo meglio (un pò la stessa logica del social media ma con una nuova arma di ricatto… la capacità di influenzare gli altri).

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Foto: Garry McLeod

Ad esempio, nessun essere umano dovrebbe essere obbligato a star seduto su un aereo fermo per 7 ore su una pista, ma anche le aziende di luce, gas e telefono dovrebbero prendersi la responsabilità dei propri servizi scadenti e risarcire se ti fanno perdere un giorno di lavoro senza che il tecnico si presenti a casa tua per la riparazione (vedi immagine “My Klout score is 86. Fix my cable now or everyone’s going to know about it“). Sostanzialmente, passeremo dall’ “economia dell’attenzione o della cortesia” all’”economia dei nostri dati sociali”.

Io però non condivido questo approccio “virale” di tutte le cose, in un paio di occasioni – soprattutto per la vendita al dettaglio b2c –  ho già sconsigliato ai miei clienti di offrire “agevolazioni” a qualcuno per il solo fatto di essere un influencer della rete. Non mi sembra un gran criterio quest’applicazione dello score incentrata sul merito (quale? avere tanti amici in rete? essere attivo su social?) per offrire servizi scontati o gratuiti esclusivamente ai nuovi “talent online”. So di non essere troppo “gigione“, come si dice, ed ottenere un passaparola più basso, ma non accetterei mai di trovarmi seduto in teatro accanto ad uno che non ha pagato il biglietto perchè iperattivo o iperseguito sul suo social ;-).

Ho letto che nel Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo vi sarebbero almeno una decina di influencer con un coefficiente superiore a 75, ovvero sia capace di incidere su di un bacino di circa 100mila persone. Io non voterò Grillo però, nonostante lavori nel digital marketing :-).

Piuttosto, questo scherzetto delle aziende americane, ci costringerà a lavore per creare e gestire al meglio la nostra identità web e il nostro profilo online per non essere tagliati fuori dal mercato dei premi, e Klout ci aiuterà a misurare il nostro “reach” e gli argomenti sui quali esercitiamo influenza.

Abituiamoci ad affidare ad un algoritmo le nostre vite, professionali e non :-).
Ah dimenticavo, se avete Klout score dal 50 in su… Io Vi Assumo!

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